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La sorgente di Sant’ Egidio

Essenziale per la vita, misteriosa nel suo originarsi, l’ acqua non è una semplice risorsa materiale; essa se santificata assume molteplici funzioni, poteri e virtù. L’ acqua sacra è innanzitutto purificatrice, è l’ acqua che lava i peccati, che santifica ed a volte è terapeutica, guarisce le malattie del corpo e perfino dell’ anima. L’ acqua sacra permette l’ accesso ad un mondo spirituale e serve da mediazione tra la realtà terrena e l’ aldilà. Nel territorio di Arquata del Tronto numerose sono le sorgenti terapeutiche, indubbiamente una delle più suggestive e particolare è la fonte di Sant’ Egidio che sgorga ai piedi di una grotta sull’ antico sentiero della Salaria Gallica che da Piedilama conduce a Pretare. La leggenda dice che essa fu fatta sgorgare da Sant’ Egidio in persona con un tocco del suo bastone. Il Grande Santo, di passaggio nel nostro territorio, visse nella grotta sovrastante il paesino arquatano, in questo luogo ameno e nascosto cercò di soddisfare la solitudine dell’ anacoreta ma la sua fama di santo protettore delle febbri maligne attirò sul posto numerosissimi infermi con i loro familiari che cercavano ristoro ed aiuto spirituale. Questi frequenti pellegrinaggi disturbarono non poco il santo eremita, che aveva sempre desiderato vivere e pregare in sintonia con la natura, ma egli che seguiva alla lettera l’ esempio di Nostro Signore Gesù Cristo non poteva astenersi nell’ esercizio della carità cristiana ed allora per soddisfare le molteplici richieste di aiuto con l’ ausilio del suo bastone fece scaturire la ” Fonte Miracolosa ” come aiuto spirituale e terapeutico per i sofferenti. Sant’ Egidio, che significa ” figlio del mare Egeo ” nacque in Grecia, ad Atene, da genitori nobili e cristiani, tra il VI ed il VII secolo. Fin dalla tenera età era attento ai bisogni dei poveri e dei malati. Rimasto orfano rinunciò in favore di essi dell’ immenso patrimonio che aveva ereditato e s’ imbarcò per la Gallia dove abbracciò l’ ideale eremitico sulle rive del fiume Gardone dove visse in una grotta accanto ad una sorgente. Per il suo grande fervore e al sua vita rigorosa, che lo spinse sempre più ad imitare Cristo Buon Pastore che si sacrifica per le sue pecorelle Dio lo arricchì con il carisma del miracoli per cui esso dovette per ordine divino recarsi in pellegrinaggio anche in Italia e spesso con la sua intercessione i malati delle zone in cui egli operò guarirono. Non sappiamo per quale motivo e come raggiunse i nostri luoghi, certo che egli operò nell’ alta valle del Tronto, infatti anche nel paesino di Novele nell’ acquasantano c’ è una grotta ed una sorgente dove pare egli sia vissuto ed abbia lasciato impresse le orme delle sue mani e dei suoi piedi. Indubbiamente la Grotta e la Fonte di Sant’ Egidio a Piedilama è un posto che attrae per la sua bellezza ed il suo fascino, vi si arriva attraverso un piccolo ponticello di legno che attraversa il fosso delle Pianelle. E’ un luogo suggestivo che ha anche una sua leggenda che narra del passaggio di San Bernardino da Siena, il grande predicatore popolare e riformatore dell’ ordine francescano vissuto agli inizi del 1.400. Giunto a Piedilama proveniente dal convento di San Francesco di Borgo D’ Arquata dove era stato ospitato dai suoi confratelli , San Bernardino sentendosi oltremodo stanco, soffriva infatti di renella, infiammazioni ai reni, emorroidi e dissenteria, inoltre aveva perso tutti i denti, tranne uno, e le gote gli si erano incavate dandolgli un’ aspetto emanciato si riposò nella canonica del paese ed il giorno dopo mentre si recava a Pretare batteva i denti per una febbre continua. Si fermò quindi a bere l’ acqua della fonte di Sant’ Egidio . L’ acqua nelle sue mani si trasformò ” in vino vermiglio e di soavissimo odore ” e dopo averne bevuta ” alquanto… Tutta la febbre cessò “. Una volta guarito il Santo senese si recò di nuovo alla fonte, con grande seguito di popolo, e su di essa invocò la benedizione di Dio, della Beata vergine e dei Santi affinché concedessero a chi vi si fosse recato ” con reverenza e devozione a bere a quella fonte la sanità dell’ anima e del corpo “. Si sa, le leggende che si tramandano da padre in figlio, sommessamente l’ inverno, nei racconti davanti al focolare, spesso sono frutto della fantasia. Ma quella piccola sorgente che oggi scorre in un rigagnolo d’ acqua, intorno a cui crescono erbacce in passato era ritenuta miracolosa e salvifica, in grado di guarire gravi malanni. Oggi appare ignorata e trascurata ma una volta attraeva un continuo accorrere di curiosi e fedeli, di sani e malati, di contadini e di notabili. Forse perché in ogni persona c’è una sorgente nascosta da scoprire. Bisogna comunque mettere le cose in chiaro : l’ acqua della sorgente non serve a niente se non accompagnate la bevuta con la fede e la preghiera. Non ha poteri miracolosi e solo in Signore che può utilizzarla come segno della sua opera. Ciò sta a significare che i prodigi di quest’ acqua sono un mero segno che rimanda alla vera guarigione offerta a chi viene qui, non a pochi, ma a tutti.

” Chi beve dell’ acqua che io gli darò, non avrà mai più sete. Anzi, l’ acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’ acqua che zampilla per la vita eterna”

                   Vittorio Camacci



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