LA FORZA DELL’ AMORE

Quel giorno Alessandro non aveva un motivo preciso per recarsi alla ” Madonna dei Santi “, ma quando qualcosa lo rattristava o più semplicemente quando la malinconia si affacciava nei suoi pensieri, il suo rifugio era quella chiesina al centro delle ” Macchie “. Presa la sua mountain-bike iniziò a pedalare leggero in salita con il ” rampichino ” innestato. Era un bel pomeriggio di inizio giugno, la natura, ormai uscita completamente dall’ inverno, era rigogliosa, le piogge primaverili erano state copiose ed il verde delle fronde e dei prati era quasi accecante. In quel periodo il bosco era poco frequentato e la natura se ne era impossessata quasi con arroganza, mandando messaggi, come a voler dimostrare che in mancanza dell’ uomo il territorio e la sua tutela appartenevano a lei. Con l’ arrivo di questa stagione la malinconia era lo stato d’ animo prevalente in Alessandro e lo riportava indietro nel tempo, alla fine della primavera di tanti anni addietro. Nella sua mente tornava inevitabile il ricordo della sua prima esperienza sentimentale , quando la giovinezza, la spensieratezza e la ricerca dell’ amore erano un traguardo da raggiungere ed emozioni da provare. Alessandro da ragazzo aveva trovato tutto questo, anche se era durato il volgere di un’ estate, ed ancora oggi si chiedeva cosa la vita avesse riservato a Stefania e come sarebbe stata se l’ avessero vissuta insieme. L’ incontro era stato banale, niente di straordinario, quello che si potrebbe definire un amore estivo che di solito dura il periodo di una vacanza. La ragazza romana che viene a stare dai nonni al paese, appena terminata la scuola, una bella adolescente che scopre le meraviglie della natura, la semplicità della vita di un paesino, gli ingenui e goffi approcci dei ragazzi locali. Fra giovani era normale formare gruppi e quell’ anno nel paese si compose una bella compagnia di amici ed Alessandro e Stefania ne erano una componente fissa. Sempre insieme, sempre uniti, ma mai lontano dagli altri, sempre allegri e disponibili alle iniziative di svago, tutti avevano capito quanto fossero innamorati e felici. Un particolare di Stefania aveva colpito tutti, il profumo che aveva addosso, con un particolare sentore di rosa, sembrava costoso e ricercato, uno di quelli che non puoi trovare nei negozietti di provincia. Alessandro continuò a pedalare con lena , perso nei suoi ricordi, attraversò il piccolo guado dell’ ” Ara-Balle” e cominciò la discesa pietrosa verso la ” Valeferra ” continuando a percorrere la strada sterrata che portava alla chiesetta della ” Madonna dei Santi “, con la piccola radura coperta da un’ erba soffice, senza arbusti, la fontana gorgogliante e grandi castagni che la circondavano. Leggermente concava ed esposta al sole, in quel pomeriggio luminoso era inondata da una particolare luce. Alessandro, che proveniva dal fitto del bosco, si trovò immerso in questi raggi dorati, provenienti dal disco solare che scendeva verso ovest, verso la sky-line dei Sibillini. L’ uomo rimase immobile, inondato da quella bellissima esplosione di luce e la prima cosa che lo colpì fu un’ intenso profumo di rose e questo lo stupì, in quanto sapeva benissimo che in quel posto non c’ era nessun cespuglio di quel fiore. Più si avvicinava alla chiesetta e più il profumo aumentava d’ intensità, tanto che Alessandro, pur con il sole negli occhi, si girò intorno per capire da quale direzione provenisse. Fu allora che il suo sguardo fu attratto da una figura di donna che uscendo dalla chiesa lo fissava intensamente. L’ uomo rimase fermo, quasi paralizzato, riuscendo solo a malapena a proferire la parola ” Stefania” con voce rauca e bassa. La ragazza gli andò incontro, avvolta da un’ alone di luce, che la rendeva eterea, era giovane e bella come Alessandro la ricordava e si muoveva con passi leggeri sospesi, sembrava quasi che i piedi non toccassero il suolo erboso. Quando lui si riprese dallo stupore, accennò una parola ma la ragazza con una mossa rapida lo accarezzò leggermente sulle labbra impedendogli di parlare. Lo prese per mano e lo condusse all’ ombra di un maestoso castagno che dominava la radura. Le braccia della ragazza lo avvolsero ed Alessandro si perse in quell’ estasi tenera e dolce, con gli occhi socchiusi, per un tempo indefinito che desiderò non finisse mai. Quando li riaprì, intorno tutto era tornato alla normalità, la bici giaceva ai suoi piedi, la fontana zampillava imperterrita ed il sole era ormai scomparso tra le chiome fitte degli alberi. La miracolosa esplosione di luce era svanita, dissolta insieme al profumo di rose. Il ritorno verso il paese fu triste e doloroso, in qualche modo angosciante, con il cuore stretto in una morsa implacabilmente nostalgica. La sera stessa, scoprì attraverso le chiacchiere delle ” comari ” che Stefania era morta, proprio nel primo pomeriggio,  a causa di un brutto incidente stradale, mentre tornava a casa, nell’ estrema periferia romana. Alessandro, per tutta l’ estate, quasi tutti i giorni, si recò alla ” Madonna dei Santi ” portando sempre una rosa con se ma non trovò più niente tranne che : la chiesetta, gli alberi di castagno, la fontana nella radura dall’ erba soffice ed un profondo, incredibile ed irraccontabile ricordo che si portò dietro per tutta la vita.

” Dovremo imparare a stringere più forte negli abbracci,

a baciare con più calma,

a dire più spesso quello che proviamo alle persone che amiamo,

perché non si sa mai quando è l’ ultima volta ! ”

          Vittorio Camacci

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