
…Dopo molte curve arrivò finalmente al paese di Aspettaespera.
Non compariva su nessuna carta geografica.
Eppure tutti, nel cratere, prima o poi ci finivano.
All’ingresso un cartello diceva:
“Qui il domani è sempre meglio di oggi. Peccato che non arrivi mai.”
Il sindaco gli diede il benvenuto.
«Qui funziona tutto alla perfezione.»
Infatti vide…
…un municipio aperto e un paese chiuso.
Una ricostruzione che cresceva nei grafici e diminuiva nelle strade.
Case perfette senza famiglie.
Piazze restaurate senza bambini.
Panchine nuove dove sedevano solo i ricordi.
Boschi che avanzavano perché gli uomini arretravano.
Sentieri puliti che portavano dove la speranza di antiche pratiche agricole non voleva morire.
Internet velocissimo per raccontare un territorio che si stava lentamente spegnendo.
Milioni di euro che attraversavano il cratere senza fermarsi nei paesi.
Montagne ricchissime di bellezza e poverissime di abitanti.
Convegni affollati sulla rinascita e bar vuoti all’ora del caffè.
Più esperti arrivavano.
Meno gente rimaneva.
Più si parlava di comunità.
Più la comunità si dissolveva.
Più aumentavano le inaugurazioni.
Più diminuivano le serrande alzate.
Poi vide arrivare i “ladri di briciole”.
Non rubavano casseforti.
Rubavano ciò che restava.
Un bando.
Una fotografia.
Una consulenza.
Una passerella.
Un finanziamento.
Una conferenza.
Un titolo sul giornale.
Si presentavano come salvatori.
Ripartivano come collezionisti di applausi.
Lasciavano dietro di sé gli stessi problemi, ma con qualche manifesto in più.
Gli abitanti li riconoscevano subito.
Sorridevano.
Li ascoltavano.
Li salutavano.
Aspettavano che ripartissero.
Perché avevano imparato che chi arriva promettendo di cambiare tutto, spesso cambia soltanto il proprio curriculum.
Camminando ancora trovò una fontana.
Non usciva acqua.
Scorrevano pratiche.
Accanto cresceva un albero.
Faceva foglie di carta bollata.
Ogni autunno perdeva autorizzazioni.
Ogni primavera germogliavano nuovi regolamenti.
«Che strano posto…» disse.
Il vecchio del paese sorrise.
«No, ragazzo… questo non è uno strano posto.»
«È semplicemente un luogo dove l’assurdo è riuscito a ottenere il certificato di normalità.»
Fu allora che comprese.
Ad Aspettaespera nessuno aspettava davvero la ricostruzione.
Aspettavano che qualcuno si ricordasse che una montagna vive solo se ci vivono gli uomini e che la ricostruzione non comincia quando arriva un finanziamento.
Comincia quando smettono di arrivare i ” ladri di briciole” e tornano a contare le persone.
Intanto il vecchio Sante contava le sue novanta primavere sotto gli occhi innamorati della sua Ines che non lo lasciava un attimo, neanche quando friggeva le pizzonde. Ad Aspettaespera solo l’ amore non finiva mai.
Vittorio Camacci