Tra le giornate più intense e significative del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga resterà certamente quella vissuta a Collemoresco, piccolo borgo dell’Alta Sabina, ai piedi del Monte Pozzoni, in una terra di confine tra Lazio e Umbria. Un paese raccolto, silenzioso, che conserva ancora il fascino autentico dei borghi antichi e il ricordo di una storia millenaria.

Nonostante il caldo intenso di questa estate, il gruppo dei partecipanti ha percorso con entusiasmo le strette vie del paese, impreziosite da caratteristiche pavimentazioni in sanpietrini, osservando portali scolpiti, antiche fontane e scorci che raccontano secoli di vita contadina e montana tra tre emergenze architettoniche religiose: la Chiesa di San Martino, quella di Santa Maria Assunta è l’ ex oratorio dei frati cappuccini 

La passeggiata è poi proseguita lungo il torrente Neja, dove si conservano i resti dell’antico mulino ad acqua, testimonianza di un’economia rurale che per secoli ha rappresentato il cuore pulsante della comunità. Da lì è iniziata la salita verso il colle di Costelluni, immerso in uno splendido bosco di cerri, dove sorgono i resti dell’antica fortezza medievale. Le ricerche archeologiche hanno riportato alla luce le fondazioni del Castellum, un fortino costruito in posizione strategica sopra il Neja e successivamente trasformato nel convento dei Frati Cappuccini. Durante gli scavi sono stati rinvenuti anche reperti di grande interesse, tra cui un medaglione pettorale e una sfera in pietra probabilmente scagliata in tempi remoti da una catapulta d’ assedio.

Ma la giornata ha riservato anche una sorpresa che difficilmente sarà dimenticata.

Per il pranzo siamo stati accolti nella storica balera “Sotto le Stelle”, un luogo che per tanti anni ha rappresentato un punto d’incontro e di festa per tutta la valle. Ad accoglierci è stato Paride Gabriele, novantenne dal sorriso sincero e dallo sguardo ancora vivace.

La sua è una storia che merita di essere raccontata. A soli dodici anni lasciò Collemoresco per Roma, iniziando come semplice lavapiatti. Con sacrificio, passione e una straordinaria determinazione riuscì a salire tutti i gradini della professione fino a diventare uno chef di livello internazionale.

Per gli amici del Festival è tornato ai fornelli con la stessa passione di un tempo, preparando una panzanella realizzata con i pomodori del suo orto e una memorabile amatriciana, capace di conquistare tutti i presenti. Sapori autentici, semplici e genuini, che raccontano molto più di qualsiasi ricetta.

A concludere il pranzo un ottimo gelato artigianale e, naturalmente, musica, canti e balli popolari che hanno trasformato il pomeriggio in una vera festa della tradizione.

Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga continua così a dimostrare che la vera ricchezza dei nostri territori non è fatta soltanto di monumenti e paesaggi, ma soprattutto di persone, di memoria e di storie vissute. Collemoresco ha saputo offrire tutto questo: un patrimonio storico custodito tra i boschi del Monte Pozzoni e un’accoglienza capace di far sentire ogni visitatore parte della comunità.

Una giornata da ricordare, nella quale storia, natura, cultura e convivialità si sono fuse in un’unica, splendida esperienza.

   Vittorio Camacci