
Sui monti della Laga, quando l’aria si fa sottile e le sere odorano di legna e silenzio, viveva una ragazza che non riusciva più a dare un nome alla propria attesa.
Si chiamava Lucia.
Era sposata da anni. Lei e suo marito si volevano bene davvero, di quel bene semplice che nasce lavorando insieme, dividendo la fatica, le stagioni e i silenzi. Ma nella loro casa mancava qualcosa o meglio, qualcuno.
Avevano provato tutto. Medici, consigli, speranze ripetute fino a consumarle. Ogni mese diventava un piccolo lutto da nascondere.
Una sera, mentre aiutava una vecchia del paese a sistemare della legna sotto una tettoia, sentì parlare per la prima volta di San Pasquale Baylon.
«È il santo delle donne» disse la vecchia. «Dei pastori, come noi. Ma anche dei dolci… e non è un caso.»
Lucia accennò un sorriso stanco.
«Vai a Montepagano. Alla Fonte dell’Accolle e ascolta bene, non solo con le orecchie.»
Quelle parole le restarono dentro.
Partì qualche giorno dopo. Il marito la accompagnò fino a metà strada, ad Ascoli Piceno, poi la guardò salire sul treno senza dire troppo. Ma negli occhi aveva una speranza che faceva quasi male.
Lucia attraversò le montagne, poi le colline, fino a raggiungere Montepagano, dove il tempo sembrava muoversi più piano.
Scese lungo il vecchio sentiero fino alla Fonte dell’Accolle.
L’acqua scorreva limpida.
Si inginocchiò.
«Non so più cosa chiedere» sussurrò. «Ma se puoi… insegnami.»
Si bagnò il viso, le mani, il ventre. Rimase lì a lungo, come se aspettasse una risposta che non arrivava in parole.
La risposta arrivò quella sera, quando dal belvedere di Montepagano vide un panorama incredibile: settanta miglia di costa adriatica, la Maiella lontana, tutto il massiccio del Gran Sasso ed ad ovest i suoi lontani monti.
Fu ospitata da una donna del borgo, Rosa, che aveva occhi vivi e mani esperte.
«Se sei venuta fin qui, qualcosa devi portarti via» disse, rompendo delle uova fresche in una ciotola.
«Cosa?» chiese Lucia.
«Un sapere.»
Rosa iniziò a lavorare con calma: tuorli, zucchero e poi un vino profumato.
«Questo è il segreto» disse. «Uova, zucchero e vino. Così nasce lo zabaione. Dicono che lo abbia insegnato proprio San Pasquale Baylon.»
Lucia osservava ogni gesto.
«Non è solo un dolce» continuò Rosa. «È equilibrio. È pazienza. Se sbagli il tempo, si rompe. Se hai fretta, impazzisce.»
Lucia assaggiò. Era caldo, avvolgente.
Ma dentro di sé sentì che mancava qualcosa. Non al dolce… ma a lei.
Quella notte sognò.
Vide un uomo semplice, vestito da pastore.
«Hai imparato la ricetta» disse lui.
«Sì… ma non basta» rispose Lucia.
L’uomo annuì.
«Perché non è la mia. Deve diventare tua.»
«Come?»
Lui le sorrise appena.
«Portaci la tua terra.»
Il giorno dopo Lucia ripartì.
Tornò sulla Laga con una certezza nuova, anche se non sapeva ancora spiegarla.
Passarono giorni. Poi una sera, mentre il marito sistemava delle botti, Lucia si fermò davanti al mosto cotto.
Era il vino della loro uva, il pecorino. Denso, scuro, profumato di sole e fatica.
Allora capì.
Riprese le uova. Lo zucchero. Ma al posto del vino usato a Montepagano, versò un filo di quel vino cotto.
«Se deve essere mio…» sussurrò, «deve sapere di noi.»
Mescolò piano, senza fretta.
Il profumo cambiò subito. Era più profondo, più caldo. Più vero.
Quando lo assaggiò, Lucia chiuse gli occhi.
Questa volta era diverso.
Quella notte non sognò parole.
Ma sentì una presenza, come un respiro accanto al suo.
Passarono settimane.
Poi mesi.
Un mattino, mentre la luce entrava dalla finestra, Lucia capì prima ancora di sapere.
Quella volta non corse dal medico.
Restò ferma.
Poi chiamò suo marito.
Quando lui capì, non disse nulla. Le prese solo le mani, come si fa quando qualcosa è troppo grande per le parole.
Tornarono insieme a Montepagano.
Arrivarono alla Fonte dell’Accolle con passo lento.
Lucia portava con sé una piccola coppa.
Dentro c’era lo zabaione, quello fatto con il vino cotto di pecorino.
Lo lasciò accanto alla pietra.
«Non so se è stato il tuo intervento» disse piano. «O se ho solo imparato a fare spazio.»
Il vento mosse l’acqua e per un attimo, le sembrò di sentire una voce:
«Le due cose non si dividono.»
Da allora, tra la Laga e Montepagano, si racconta che il miracolo non stia solo nella fonte, né solo nel santo.
Ma nel momento in cui una donna smette di imitare… e comincia a creare.
Qualcuno giura che, da quel giorno, lo zabaione più buono non è quello della ricetta antica.
Ma quello che porta dentro una terra, una storia…
e una speranza diventata vita.
Vittorio Camacci