
” GLOBAL BOTTIGLIA”
All’inizio vi stupirete dell’erba che cresce incolta sui terreni smossi dal sisma. Poi vi abituerete, come ci si abitua a tutto. Anche agli sciacalli: quelli che rubano gli ori di famiglia dalle macerie e quelli che, con abiti stirati e voce impostata, vanno a raccontare in qualche platea lontana ciò che avrebbero fatto per voi, senza aver mosso un dito. La platea applaude, dimentica in pochi mesi, intanto voi restate nei MAPRE o nelle SAE, a gelare nelle notti di montagna.
Nel frattempo arriva il turismo dell’orrore: persone che scattano foto davanti a un campanile sbriciolato, come se fosse un monumento esotico. Vi rimane l’ angoscia dello sciame sismico che non finiva mai, che vi accompagnò per settimane, vi ricorda che la terra non vi lascerà più in pace.
Ma il terremoto, alla lunga, non è la vera tragedia. Lo è quello che accade dopo: ci sono le lobby che si infilano nelle pieghe della ricostruzione, ci sono coloro che gonfiano i danni per ottenere più sussidi, mentre chi ha perso davvero tutto deve aspettare. Lo è soprattutto la mentalità: guardare sempre e solo al proprio orticello, ai piccoli favori, agli amici degli amici.
Ed è così che, quando si vota per il sindaco, i paesi si riempiono di schede: tutti a correre alle urne, tutti a contendersi la promessa di un tetto, un appalto, un permesso. Ma quando si parla di elezioni regionali o nazionali, l’interesse evapora. Perché il colore politico, il governo lontano, conta poco o nulla: ciò che conta è che qualcuno ricostruisca la casa dell’amico o sistemi il cantiere del cugino.
Qui un voto si può comprare stappando una bottiglia al bar. Ecco la misura della democrazia in alta valle. Ci si accontenta di poco, anzi, ci si svende per poco. Intanto i potentati locali restano saldi, arricchendosi mentre la popolazione si impoverisce. Intanto i giovani, quelli che non si accontentano di vivere in una “global bottiglia” dove il mondo si riduce a un bicchiere di vino più un sorriso di circostanza, se ne vanno.
Il risultato è un paradosso: si resta attaccati a un campanile che cade a pezzi e si lascia andare tutto il resto. Si vota chi può dare qualcosa subito, non chi può cambiare davvero. Così, tra una bottiglia e una stretta di mano, il futuro si perde, mentre la valle resta come chiusa dentro una bottiglia di vetro: da fuori sembra intatta, quasi pittoresca, ma dentro manca l’aria. Si vive sospesi in un vino che stordisce e una birra che tradisce tra ricordi e illusioni. Mentre il tappo, stretto e duro, non si stappa mai.
Vittorio Camacci