Basta, non ce la facciamo più.

Ci avete rotto le…

E non quelle dell’albero di Natale, eh.

Proprio quelle nostre, i gioielli di famiglia, quelli personali, affettivi e ormai pure consumati.

Perché oggi si paga tutto, manca solo il respiro a gettone.

E paga la luce.

E paga il gas.

E paga l’acqua.

E paga l’IMU.

E paga l’immondizia.

E paga il canone Rai che manco guardi più, perché se non c’hai la TV nuovissima non si vede niente: “Aggiorna il dispositivo”, dice. Aggiorna sto…, dico io.

E poi?

Bollino alla caldaia.

Mutuo.

Condominio.

Bollo auto, assicurazione, revisione, gomme estive, gomme invernali, gomme che girano da sole per lo stress.

Autostrada, parcheggi blu pure sullo zerbino di casa.

E se vinci alla lotteria?

Ti tassano pure la fortuna, manco avessi trovato l’oro sotto al letto.

Alla fine del mese ti resta un litro d’acqua.

E lo Stato che ti dice:

“Riempi un bidone da cinque”.

Certo, facciamo magie: Son Goku dei poveri.

Poi però…

In mezzo a questa fiera del “PAGA QUI”,

esiste l’unica cosa al mondo che non si paga:

il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga.

Gratis.

Zero.

Nulla.

Neanche un centesimo.

Se provi a offrire soldi rischi che te li ridanno indietro con lo scontrino di cortesia.

E dentro questo miracolo economico, c’è lui:

il falò dell’Immacolata di Mattere,

che quest’anno ha rappresentato Tutti i focaracci della Venuta,

pareva il capo-condominio dei fuochi.

Si è acceso, ha fatto fumo, ha fatto luce,

e la gente ha detto:

“Questo sì che comanda! Come la Zampogna Zoppa Cerquetana di Davide”.

Fuochi d’artificio? Certo. Maxi rinfresco? Manco a dubitarne dell’ accoglienza e delle dispense abruzzesi dove ” lu’ magna’ n’en manca maije, mica so tirati come li marchiscia’ “.

Sembrava Capodanno, ma senza la spesa di Capodanno.

Mentre nella piccola chiesa di San Lorenzo,

tra panche che scricchiolavano più dei nostri stipendi,

si raccontavano storie, un film in bianco e nero pieno di silenzi, più le leggende epiche del pastore transumante Giacomino Lattanzi.

Giacomino che ancora oggi prende in affitto i pascoli alla Candela Vergine:

la fiamma scende, i presenti trattengono il fiato…

peccato che i “presenti” ormai siano lui e… lui.

Zero rivali.

Vince sempre.

Manco Ibrahimovic ai tempi d’oro.

E mentre questa tradizione medievale continua,

io non riesco manco  più a scende in città.

Che poi arriva il dottor Andrea “Zivago”,

con la busta in mano,

che mi corre dietro l’ automobile come fosse un inseguimento dei Carabinieri a Striscia la Notizia:

“Ehi! Ti devo pagà la potatura! No, ma sei tu…Un incubo!” Io che gli dico:  “Dalli a me, no a Francesco ‘Lu Lupe!” – “Ma pure la potatura te devo paga’. Basta non se ne può più!”

La montagna ride, io piango,

Giacomino si gratta la barba e dice:

“Eh oh, qua se paga tutto… Solo sui pascoli della Laga i soldi non servono e non c’ è manco la Lingua Blu c’ acchiappa alle pecore. Ci so’ le rapazzole pe’ durmi’ e ci sta pure la pietra de lì pecurale che non si legge più, si è salata, ma piace tanto al dottor Zivago.

E niente.

Così va l’Italia.

Tra bollette, rincari, candele vergini, dottori velocisti, zampogne zoppe, lingue blu e falò che resistono una cosa è certa: nel Festival dei Borghi rurali della Laga non ci si annoia mai!

    Vittorio Camacci