Questo sabato siamo tornati, per il festival, nell’ hinterland Montoriese che si inerpica sui primi contrafforti gioiosi della Laga.
Il sole di settembre illuminava già la valle quando siamo arrivati nella piazzetta di Schiaviano. Davanti a noi, la piccola chiesetta di San Martino troneggiava addossata ad un’ antica rupe, come a vegliare sul borgo e sulla nostra giornata. L’aria fresca portava il profumo di erba e legna bruciata mentre il cinguettio degli uccelli sembrava accompagnare i nostri passi.
La giornata è iniziata con una colazione sontuosa: scrippele, panini imbottiti, focacce fragranti, vino cotto e dolci fatti in casa. Tra un assaggio e l’altro, ci siamo scambiati sorrisi e chiacchiere, mentre i contadini del borgo ci raccontavano piccoli segreti della vita locale. «Queste focacce le faceva mia nonna», mi sussurrava una signora con occhi vivaci ed io non potevo che crederle.
Dopo aver riempito lo stomaco e lo spirito, ci siamo avventurati su un ardito sentiero che saliva fino alla chiesa della Madonna della Sgrima. Il cammino era stretto e ripido, ma ad ogni curva la vista si apriva su boschi e vallate mozzafiato. La chiesa, isolata e silenziosa, sembrava sospesa nel tempo: la leggenda dice che fu traslata lì da un miracolo, proprio come accadde a Loreto, camminando sotto l’ antica facciata si percepiva ancora quell’aura di mistero.
Passato il mezzodì, un breve tragitto ci ha portato a una tenuta splendida, dove la famiglia dell’ amica Marisa ci ha accolto con calore. Nella loro villetta osservatorio abbiamo potuto usare strumenti e cannocchiali per ammirare il sole, le montagne ed il cielo estivo: un silenzio quasi religioso calava tra noi mentre ci meravigliavamo delle sfumature dorate delle vette. Poi abbiamo visitato il tholos-caciara, opera della loro creatività e ci siamo ritemprati con un ricco aperitivo all’aperto, tra chiacchiere e sorrisi.
Il pomeriggio ci ha condotto lungo un tortuoso sentiero in discesa fino al borgo di Altavilla, un paese di origine normanna fatto di varie borgate incastrate tra massi enormi di arenaria. Ogni angolo raccontava storie di secoli, tra vicoli stretti e piazzette sconnesse. Nel piccolo centro sportivo del borgo ci aspettava un ricco rinfresco: squisite specialità locali, accompagnate da musiche e canti tradizionali abruzzesi, mentre alcuni artisti esponevano i loro prodotti: un pittore dalle opere originali, un costruttore di giochi in legno, un intagliatore e una tessitrice di canapa, testimoni della creatività ancora viva nei borghi della Laga.
Tra tutte le persone incontrate, Maria Domenica, ultra novantenne, vispa contadina del rione Sarracino, ha catturato la mia attenzione. Seduta su una panchina, con le mani nodose e lo sguardo vivace, raccontava episodi della vita passata: la fatica nei campi, la scarsità dei raccolti, le piccole gioie tra le case di pietra. «Ai nostri tempi», diceva, «la vita era dura, ma imparavi a godere anche di poco». Le sue parole hanno dato un senso profondo alla giornata, ricordandoci quanto prezioso sia custodire la memoria dei luoghi e delle persone.
La giornata si è chiusa con il tramonto che tingeva di arancio le vette del Gran Sasso e della Laga. Il vento portava ancora le note dei canti tradizionali e i profumi del rinfresco, mentre il borgo si preparava al silenzio della sera. Tornando a Schiaviano, il cuore era pieno di colori, sapori, storie e sorrisi: un piccolo viaggio nel tempo e nella cultura dei borghi rurali, che resterà impresso nella memoria di tutti noi.
Vittorio Camacci