Prof. Angelo Ruffini (1864-1929), insigne arquatano

Tra gli uomini illustri originari del territorio arquatano, voglio qui ricordare la figura e le opere di Angelo Ruffini: fino al sisma del 2016, in sua memoria restava solo una lapide marmorea apposta sulla facciata della casa natia a Pretare

IN QUESTA CASA
EBBE I NATALI
ANGELO RUFFINI
MAESTRO DELL’ATENEO BOLOGNESE
GLORIA DELLA BIOLOGIA ITALIANA
ALLE STRUTTURE NERVOSE
ED ALLA FISIOGENIA
LEGA IL SUO NOME
FULGIDO
INDISSOLUBILE
PRETARE 17-7-1864 BOLOGNA 7-9-1929
PRETARE 14-10-1956

Il 13 ottobre 1929, in Arquata, il Prof. S. Baglioni, direttore dell’Istituto di Fisiologia di Roma, così ne commemorava la recente scomparsa:
Angelo Ruffini è nato il 17 luglio 1864 in Arquata dei Tronto (Pretare) da Giacomo, magistrato e Vincenza Saladini, secondo dei sette figli, ma il primo dei viventi, di cui tre maschi e quattro femmine. Passò i primi anni dell’infanzia in Arquata. La famiglia, nota in questa città per i sentimenti di nobiltà e di amor patrio, (il suo nonno Serafino fu martire per l’indipendenza italiana) era costituita oltre che dal padre, dal fratello di costui, sacerdote, che dirigeva la casa. Quando questo zio prete, a cui Angelo e tutti i fratelli erano legati di grandissimo affetto, fu nominato priore di Mozzano, l’intera famiglia si trasferì in questo luogo, avendo Angelo cinque o sei anni.
Dotato di vivace intelletto, appena compiuti i primi anni di istruzione elementare a Mozzano, lo zio curò, desideroso che il diletto nipote si avviasse alla carriera sacerdotale, e anche perché in quei tempi si può dire non esistesse un istituto migliore di educazione e di studi, che fosse ammesso nel Seminario di Ascoli, dove compì con ardore i primi anni di studi medi, ma da cui ne uscì (non aveva la vocazione della carriera sacerdotale) appena compiuto la IV ginnasiale. Continuò il laico Ginnasio-Liceo e ottenne con ottimi voti la licenza liceale.
Nel 1884-85 si inscrisse alla Facoltà medico-chirurgica della Regia Università di Bologna, dove compì il corso dei suoi studi ottenendovi la laurea il 9 luglio 1890 con pieni voti assoluti e lode, unico su oltre cento compagni di corso nel riportare tale distinzione.
Fin dai primi anni universitari si sentì attratto a quel genere di studi e di ricerche che formarono la passione di tutta la sua vita: l’indagine anatomica e morfologica, mediante i metodi più fini e perfetti, a cui egli doveva tanto contribuire sia perfezionando la tecnica, grazie alla sua speciale ed innata abilità, sia con nuove e importanti scoperte.
Nel corso degli studi di medicina sono infatti anatomia e istologia le materie con cui si inizia la cultura scientifica.
A Bologna … Ruffini frequentò per parecchi mesi nell’anno 1889-90 il Laboratorio di anatomia comparata. Ma egli non era nato per seguire la scuola coll’indirizzo dei Maestri: spirito indipendente ed autodidatta, dopo aver compreso che dal sapiente uso di quel meraviglioso strumento, che è il microscopio e dalla tecnica istologica, a cui la moderna medicina e tutte le scienze biologiche devono forse le più grandi scoperte, restava ancora moltissimo da trarre, specialmente nei più difficili campi della struttura fine del sistema nervoso e dell’embriologia, si mise a tutt’uomo e indipendentemente da ogni altro a perseguire l’ideale di formarsi un gabinetto di indagine anatomica ed istologica, nel quale forgiare e cimentare la propria attività.
… Fu così che egli ancora studente, addestratosi nelle sezioni chirurgiche dell’Ospedale Maggiore e dell’Ospedale di ricovero di Mendicità di Bologna, fondò in quest’ultimo, nel 1888, un laboratorio di istologia normale e patologica, dove iniziò e condusse a termine i suoi primi lavori.
Nel novembre del 1890, poco dopo la laurea, l’illustre clinico conterraneo Augusto Murri, riconosciute le eccezionali qualità di ricercatore del Ruffini, lo chiamò a dirigere, in qualità di terzo assistente, il nascente Laboratorio di istologia normale e patologica, microscopia clinica e batteriologia, annesso alla Clinica Medica dell’Università di Bologna. Nel dar vita a questo laboratorio fu sua precipua cura di circondarsi di volenterosi allievi, che gareggiarono con lui nel condurre a termine preziose ricerche originali: tra essi Pasquale Sfameni, l’attuale illustre ginecologo ed ostetrico dell’Università di Bologna.
Fu nel gennaio 1891 che in questo laboratorio Angelo compì quella scoperta dei corpuscoli sensitivi, che oggi sono conosciuti col nome di corpuscoli di Ruffini, che hanno scolpito in modo perenne il suo nome nei fasti della scienza. Per questa opera fu dichiarato meritevole del premio Vittorio Emanuele II.
Nel 1893 ebbe l’incarico dal Ministero della Pubblica Istruzione di tenere in Bologna un corso di microscopia clinica; e nel giugno del 1894 ottenne la libera docenza per titoli in istologia normale.
Ma spinto dalle necessità economiche, poiché purtroppo le ricerche scientifiche non hanno mai fruttato adeguato compenso materiale, dové nel 1894 abbandonare il posto e la carriera scientifica ufficiale, per diventare, in seguito a pubblico concorso, medico-chirurgo condotto e direttore del piccolo ospedale di Lucignano nella provincia di Arezzo, dove restò per sei anni, adempiendo con grande successo e plauso di quella cittadinanza a tutti i molteplici doveri di medico chirurgo, eseguendo operazioni di bassa ed alta chirurgia, ginecologia ed ostetricia e otoiatria.
Ma sempre assillato dalla passione della ricerca anatomica istituì in quello stesso ospedale a proprie spese un laboratorio di istologia e embriologia, nel quale continuò e condusse a termine numerose ricerche di istologia e embriologia e anatomia descrittiva, cercando anche di circondarsi di qualche allievo.
Nel 1897 chiese ed ottenne il trasferimento della libera docenza dall’Università di Bologna a quella di Siena, più prossima al suo luogo di residenza, dove negli ultimi due anni di condotta, seguendo l’indomabile impulso dell’insegnamento, si recava con non lieve disagio ad impartire corsi liberi di anatomia descrittiva e di istologia nell’Istituto anatomico di quella Regia Università.
… Quando avrò aggiunto che la figura di Angelo Ruffini, anche fisicamente, alta, maschia, dal volto dai marcati caratteri, dall’ampia fronte, dagli occhi profondi e scintillanti, franca nel gesto e nella parola, emanante nobile fierezza, che ricorda i classici tratti, anche per il modo di portare la barba e di coprirsi il capo con un cappello dalle ampie falde, la fiera figura secentesca, del moschettiere (come egli scherzando si lasciava chiamare) rivelava chiaramente le sue nobili qualità dell’animo, aperto, sincero, sprezzante di ogni meschinità, arso dalla passione dell’ideale della ricerca, e pur modesto nel tratto famigliare, affabile con tutti, suscitatore di affetto e di simpatia (per cui ebbe numerosi fedelissimi affezionati che chiamava e considerava figli) balzerà innanzi a voi la bella immagine di questo vostro meraviglioso campione, a cui Arquata deve certamente lustro e riconoscenza perenni.
Si potrà giudicare diversamente della sua opera, ma tutti dobbiamo e dovranno riconoscere e celebrare in Angelo Ruffini uno dei migliori eroi del moderno pensiero scientifico, che ha racchiuso in se le grandi doti di nostra gente: amore dissenteressato dell’ideale, disprezzo del facile guadagno, ma fervore e costanza in un lavoro, i cui alti frutti scientifici se non conducono, e non hanno mai condotto, a tangibili successi materiali, segnano un sicuro progresso nella scienza.

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Il Prof. Gastone Lambertini di lui scriveva nel 1930:
Nessuno poté mai avvicinare questo Maestro senza ritrarne una impressione profonda, un immediato senso di ammirazione e di simpatia; ché, in Lui, le doti della mente e del cuore armonizzavano singolarmente.
Animo rettissimo, cuore generosamente aperto a tutti gli entusiasmi più puri e più alti, ingegno forte ed originalissimo, Egli portò nella ricerca scientifica quello spirito di dedizione e di sacrificio che rende gli studi veramente fecondi, quando, pari a queste doti, s’eleva la luce dell’ingegno. L’amore all’indagine fu veramente la sola grande passione della Sua vita, tutta intesa, con costante impeto giovanile, al progresso delle scienze biologiche.
… Confessava della sua scienza l’impareggiabile funzione morale: destare nei giovani l’amore alle cose naturali, rivelarne la bellezza, discoprirne l’ordine e le leggi voleva dire per Lui potenziare ed accrescere in loro l’ordine morale interiore. Come cittadino fece sempre aperta professione di sincero amore di Patria: nei momenti del dubbio e delle incertezze Egli fu tra i primi ad abbracciare entusiasticamente il movimento politico di rinnovamento nazionale. Incurante, per consuetudine, di Sé medesimo e dei suoi più legittimi interessi, incalzato dall’ansia del suo apostolato, non si avvide che troppo grave era il suo diuturno sforzo di studioso e di insegnante, e che un giorno la sua fibra avrebbe ceduto; per più di dieci anni attese, senza sosta, in un continuato, crescente sforzo a comporre la sua «Fisiogenia», quasi presago che il termine della sua giornata incombesse vicino! Sul finire del suo riposo estivo, nel volgere di brevi giorni di malattia, in Baragazza, il 7 di settembre dell’anno scorso Egli si è spento. Si è spento lontano dalla sua fucina, nel verde sorriso della natura tanto amata, circondato dal trepido amore della sua inconsolabile famiglia, e sorretto da quella Fede cui da tempo aveva chiesto luce e conforto. Noi non abbiamo veduto più sfavillare il suo aperto sorriso sul volto chiaro dagli occhi vivi e penetranti, né più abbiamo udito il caldo suono della sua parola; tuttavia Egli è rimasto vivo in mezzo a noi, nel nostro cuore di allievi devoti, e vivo rimane nella sua scuola prediletta, ad insegnarci ancora come sulla vetta del sapere debba ardere il puro fuoco dell’entusiasmo, ad ammonirci ancora come, per un ideale di scienza, sia nobile vivere e consumarsi fino a morire.

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Quando la scuola media di Arquata pittoresco e storico centro della vallata del Tronto, si presentò l’occasione di intitolare la locale scuola ad un illustre personaggio, venne quasi spontaneo il nome del Prof. Angelo Ruffini. Vivo è il ricordo in chi ebbe modo di conoscerlo personalmente e di beneficiare della sua grande opera umanitaria.
Viva dovrà restare, nelle giovani menti, l’opera di chi dedicò gran parte della sua vita a lenire le pene fisiche e morali della sua gente ad essere di esempio e di sprone a quanti vorranno dedicarsi all’elevazione sociale, economica e culturale del proprio paese.

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Il 14 ottobre 1956, per iniziativa di un comitato all’uopo costituito, si è tenuta la commemorazione del compaesano biologo Prof. Angelo Ruffini, maestro insigne all’Università di Bologna, scienziato di fama mondiale, vanto e lustro della nostra Pretare.
Nel salone della Vittoria in Ascoli Piceno e alla presenza delle Autorità civili, politiche e mediche, di alcuni familiari e di diversi invitati tra cui una delegazione di Pretare capeggiata dal Presidente della Comunanza Agraria, il Prof. Gastone Lambertini, allievo prediletto del Ruffini e Direttore dell’Istituto di Anatomia Umana presso l’Università di Napoli, alle ore 9 tenne la commemorazione ufficiale dell’estinto … si dilungò sulle scoperte scientifiche del Ruffini che, misconosciuto in Italia ebbe i primi riconoscimenti all’Estero, mise in evidenza, anche a mezzo di proiezioni, come il metodo e gli studi del Ruffini aprirono una nuova via nel campo dell’Istologia e dell’Embriologia umana. Il Sindaco di Ascoli, nel ringraziare il Prof. Lambertini prese impegno di intitolare una delle nuove vie della città di Ascoli al nome dell’illustre nostro compaesano …
Dopo una sosta in Acquasanta, ove fu consumata la colazione e visitate le Terme l’autocolonna di oltre trenta macchine con a bordo Autorità ed invitati riprese la strada per Pretare ove alle ore 16 fu scoperta la lapide ricordo posta nella casa che lo vide nascere.
Inutile dire che tutti i Paesani si riversarono nelle adiacenze della casa Ruffini per ricevere gli intervenuti …
Alo termine della cerimonia la nuora di Angelo Ruffini (vedova del figlio Dott. Mino), il nipote Angelo, le Professoresse Baggini e Rondanini di Bologna, il Prof. Lambertini ed altri intervenuti, fraternizzarono con i Pretaresi i quali molto commossi, raccontavano fatti ed episodi di colui che, malgrado la sua grandezza da quasi tutti ignorata, è stato un grande scopritore e nel contempo un grande Pretarese.
… Per desiderio della Signora Carla Malgora ved. Ruffini, il giorno 21 e 22 gennaio 1957 nella Chiesa di S. Rocco si celebreranno due S. Messe in memoria di Angelo e Giacomo (Mino) Ruffini.

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Articolo del 17 giugno 2020, a cura di Gabriele Lalli

fonti:
– Gazzetta degli Ospedali e delle Cliniche, rivista settimanale, Anno LI, n. 7, 16 Febbaio 1930
– Fisiologia e Medicina,1930, fasc. 1
– L’Eco del Vettore, anno I, n. 1, dic. 1956
– http://www.archiviostorico.unibo.it