UN SABATO PARTICOLARE TRA PROFANO E SACRO, TRA UNA GRICIA ED UN’ AMATRICIANA.

Un sabato particolare di metà settembre è iniziato come al solito al suono della sveglia, aprendo le pesanti imposte di legno della SAE e gustarmi lo splendido spettacolo del Monte Vettore illuminato dal sole del primo mattino. Distratto da questa bellezza ho dimenticato la ” moka ” sul fuoco ed ho bevuto un caffè che sapeva di guarnizione bruciata. Questo piccolo incidente domestico mi ha subito riportato alla realtà, non ci troviamo certo al centro di una bella favola, ma siamo nel bel mezzo del ” cratere “, generato dal terremoto che ha colpito il Centro-Italia nel 2016 che ha proiettato questa ridente zona montana in una dimensione irreale, tra enormi distruzioni e la conseguente nascita di innumerevoli ” cantieri di ricostruzione e costruzione ” che la rendono un immenso serbatoio di interessi economici. Il lavoro comunque è arrivato, principalmente precario, tanto per spronare i giovani, tipo asino con la carota, che però ovviamente non è messa davanti perché malgrado tutto bisogna sempre ricordarsi che l’ incertezza è uno sprone. MI sono accorto che il ” cratere ” è come una giungla ed io mi sono dovuto adattare ha vivere tra alcune assurdità. Le contraddizioni sono tante, a partire delle nuove e lussuose autovetture parcheggiate davanti alla SAE, io ancora ho la mia vecchia utilitaria, uno dei pochi ; tutti hanno nuovi e tecnologici cellulari avuti in ” dono ” e sono sempre impegnati in interminabili ” chat ” , io il cellulare me lo sono dovuto comprare con i miei risparmi e lo uso poche volte, non tanto perché non ho amici ma ho la coscienza pulita e poco da trafficare. Certo così rischio di diventare asociale ed allora per essere accettato a volte fingo di condividere i loro alti ” valori umani “, le loro cose importanti che d’ altronde sono poche : le donne ( quelle degli altri ) ; i soldi ( sempre quelli degli altri, con i quali ci puoi comprare tutto meno l’ amore, a meno che non l’ affitti… e c’è anche chi ci si trova bene a farlo ) ; il calcio… ( le squadre peggiori sono quelle degli altri, però ogni tanto si fa una partitella tra amici che poi diventa una sfida tra carogne e ladri di rigore e madri e sorelle che cambiano professione). Per le donne, invece, le cose importanti sono più semplici, basta solo che le altre non le abbiano uguali ed ecco allora formidabili modifiche e trasformazioni delle casette, improponibili e pacchiani abbellimenti, stile liberty e vittoriano e futurista. Come in tutte le giungle c’è anche il cattivo, ora lo chiamano il ” Tirannello “, lui è sempre pulito, con tutte le ” leccate ” che riceve, ed il suo umore dipende sempre dagli eventi che il normale cittadino non può controllare, tipo : le intenzioni del Nuovo Governo, chi sarà il nuovo Commissario Straordinario, i ” sorteggi ” dei controlli sul CAS ( aaah, aaah !!! ). Quindi al povero cittadino terremotato non rimane altro che giocare a nascondino, tornare alla SAE con le pratiche in mano, il più veloce possibile, stremato da mille ” agguati “, ripetendo a se stesso mille volte ” maledetto terremoto ” ! Torna nella sua ” caverna extra-confortevole “, accarezza i figli con una mano tesa, si presenta alla moglie che lo rimprovera per il tempo perso, e finalmente s’ incolla alla poltroncina super-comoda con il telecomando in mano , schiaccia e aspetta che Marzullo gli dia la buonanotte. Ci sono voluti anni di selezione genetica della specie ed un immane terremoto per arrivare a questo essere umano , … quando si dice il caso.

Lasciamo perdere queste considerazioni, devo sbrigarmi, oggi è un giorno speciale, un giorno di festa, infatti c’è l’ inaugurazione del nuovo ” Centro Commerciale Monti della Laga ” ad Accumoli. parcheggio la mia utilitaria in una Grisciano ” fantasma” ed un ” bus-navetta ” incredibilmente vuoto mi porta in uno spiazzo, ricavato lungo la strategica nuova Consolare Salaria, piena di semafori provvisori e cantieri, dove 15 attività hanno trovato uno spazio adeguato in container marittimi adattati , già usati in Emilia, con addirittura un servizio di pronto spesa, per la consegna a domicilio dei prodotti venduti nel centro. Peccato, che qui all’ inaugurazione, malgrado l’ atmosfera positiva e la voglia di rinascita, non ci sia molta gente tranne alcuni ” Pezzi Grossi della politica laziale “, gli amministratori locali, una nota band musicale abruzzese, qualche ” faccendiere ” e gli stessi commercianti. Mentre gusto una favolosa “gricia”, offerta dall’ organizzazione, osservo l’ immenso scenario di rara bellezza naturalistica del posto e capisco anche che la strada per far ripartire il territorio è ancora lunga.

Torno a casa , ho appena il tempo di riposare e di inforcare la mia bicicletta per recarmi nel tardo pomeriggio a Colle D’ Arquata, dove tra fede e leggenda si conserva il culto della Madonna del Chiarino la cui tradizione racconta che l’ immagine della Madonna, proveniente dall’ antico eremo situato tra le montagne sovrastanti il paese, dove dimorarono Sant’ Amico e Frate Angelo da Fossombrone, scomparve più volte dalla sua nuova dimora, la splendida chiesa di San Silvestro Papa. per essere più volte ritrovata nell’ antico eremo tra i monti. Narra la leggenda che tutto ciò avvenne fino a quando, nella chiesa di San Silvestro venne costruita un’ apertura-finestra che permettesse alla Santa Effige di essere sempre rivolta verso l’ antico eremo. Qui a Colle, finalmente trovo un’ atmosfera genuina e sincera, scambio opinioni con persone semplici e schiette mentre calano le prime ombre della sera ed in preghiera ci rechiamo dalla piazzetta del paese al ponte sul Chiarino dove osserviamo alcuni fedeli che con le fiaccole percorrono le volte di una ripida discesa, l’ antica mulattiera che collega una bella chiesa rupestre con l’ abitato. La processione si ricongiunge con noi ed insieme torniamo nella piazzetta stretta tra i vicoli del paesino. Il posto è limitato e spartano , gli organizzatori non avevano previsto tanta gente, ma l’ atmosfera è conviviale anche se l’ aria frizzantina di montagna si fa sentire, un piatto di pasta all’ amatriciana , mirabilmente cucinato da volontari locali viene offerto a tutti i presenti, lo gusto intensamente mentre una velata luna crescente mi fa l’ occhiolino dal cielo notturno. E’ ora di tornare a casa, sulla strada del ritorno mi sembrava di sentire tremare la terra sotto le ruote della bici, ma non era un nuovo terremoto erano le crepe dell’ asfalto che non vedevo nella notte. Sono allegro, felice, stranamente appagato e so che dormirò bene perché almeno per una volta ho visto gente incapace di soffrire davanti alla Fede.

Vittorio Camacci

 

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