Un lungo week end a Vezzano

Quel giorno di fine agosto pioveva, pioveva dal primo mattino senza interruzione, senza un filo di vento. La terra arsa respirava profondamente, il suo alito profumato entrava dalle finestre socchiuse insieme al rumore battente e strusciante dell’ acqua sulle foglie degli alberi. Duilio si era coricato sul letto da un’ oretta, cercando un sonno riparatore, ma non ci riusciva. Il corpo era stanco ma la mente era attiva ed il cuore batteva forte. All’ inizio pensò che dipendeva dai rumori e dagli odori inconsueti o dall’ incontro furtivo avuto la sera prima con Maddalena, dietro il pagliaio di Peppina , che gli aveva lasciato l’ amaro in bocca ed una certa inquietudine. Avevano appena avuto il tempo di scambiarsi effusioni, carezze e baci quando improvvisi passi furtivi sul selciato, seguiti dal latrare di un cane, misero la donna in allarme interrompendo improvvisamente l’ approccio amoroso, con la successiva fuga della donna tremante ed impaurita verso casa. Liquidò in fretta tutto con un’ impercettibile sorriso di sospetto : ” non è che mi metta ansia essere qui a Vezzano, isolato in questo paesino tra i monti ? “. No, non era paura anche se si sentiva molto cambiato dagli anni, condizionato dalle preoccupazioni famigliari che aveva in città, il rapporto difficile con la moglie, i figli sempre più esigenti che limitavano la sua passione per la caccia e la pesca ma soprattutto il suo amore mai sopito per Maddalena, sin da quando era adolescente, sin da quando viveva a Vezzano. Poco importava se il sonno tardava a venire, era bello pensare e ricordare tutte le sue battute di caccia e pesca con le rimembranze che si spezzavano, si riannodavano, riverberavano, sfumavano attraverso il ricordo dei frulli, le ferme frementi, le ricerche spasmodiche di quaglie silenziose, gli spari nel bosco, dove la realtà si confondeva con il desiderio e anche con il rimorso. Oppure lo sciabordio ed il riflesso delle acque cristalline del Tronto, il vibrare della canna, lo sgusciare delle trote appena pescate dalle mani.

La sveglia lo sorprese addormentato, come non gli capitava da anni e lo riavvolsero gli stessi rumori della sera: pioveva senza vento, con paziente perseveranza. Era tanto euforico da mangiarsi due pezzi di crostata di more oltre al solito caffè prima di affacciarsi sull’ uscio, sotto la piccola tettoia, a scrutare la fatica del giorno nascente tra la foschia e la cortina di pioggia che cancellavano anche la vista del fiume oltre ai crinali verso le vigne semiabbandonate di Spelonga. Prima di infilarsi l’ impermeabile era già mandido di sudore, caricò la doppietta con paziente calma emozionato come un neofita, rabbrividì un po’ perché in quel momento si alzò improvvisamente un vento freddo, voleva asciugarsi gli occhiali ma il fazzoletto che aveva in tasca era anch’ esso bagnato zuppo. Si appostò dietro un muretto, davanti la casa di Maddalena ed in un colpo sentì tutta la stanchezza ed il freddo avvinghiato addosso. Il portone si aprì ed il marito uscì come faceva tutte le mattine. Cercò con le dita intirizzite il grilletto, odiava quell’ uomo rozzo ed ignorante, l’ odiava perché si era preso la sua Maddalena, senza meritarla, senza apprezzarla. Eppure non sparò ed a lunghi passi tornò nella sua casetta ristrutturata senza distogliere mai lo sguardo dalla doppietta tremante nelle sue mani.

Al rientro in città la moglie gli andò incontro e forte di un’ esperienza quasi quindicinale di ritorni di caccia e pesca lo interrogò : ” hai qualcosa da farmi spennare o da squamare, vero ? Te lo si legge negli occhi ! ” ” No, non ho preso niente, ha sempre piovuto “. Poi pensò tra se e se : ” tu Martina, i miei occhi non li hai mai saputi leggere ! “.

( Dedicato a tutte le coppie che non si trovano e non dialogano più )

MANO NELLA MANO

L’ amore è anche passeggiare mano nella mano

può sembrare strano, lo so

ma non ricordo più l’ ultima volta che l’ abbiamo fatto.

Tu con un fiore nel petto ed io con un filo d’ erba in bocca.

Farò di tutto per incontrarti in un bar,

prendere un gelato,

la mente sgombra ed il cuore vivo

una mano a cingere i tuoi fianchi

l’ altra occupata a tenere il cono fragola e panna

ed intorno tutta una città, una città vera

ed un coro di angeli in volo.

Vittorio Camacci

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