DIVORZIO ALLA SPELONGANA

Il 12 maggio del 1974 gli italiani furono chiamati alle urne e sancirono che la possibilità di sciogliere un matrimonio poco gradito è un diritto da salvaguardare; ma anticamente , nei nostri paesi, come se la cavavano quei mariti e quelle mogli ansiosi di dirsi ” addio”, prima del ” finche morte non vi separi”. Nel passato il divorzio e l’ annullamento esistevano eccome, ma erano rari casi in cui solo il re o un signore potente o la chiesa potevano mettere le ” manine sante “. Non tutti avevano il privilegio di arrogarsi questo diritto e questa richiesta dal momento che si sposavano tutti in chiesa. Ad ogni modo, come spesso succede anche oggi, anticamente c’era sempre un mezzo per aggirare le leggi ed anche solo la mancanza del consumo del matrimonio o la avvenuta deflorazione della sposa da un terzo era sufficiente per chiedere l’ annullamento del matrimonio.

Antonio era appena tornato dal soldato e la domenica si pavoneggiava davanti la chiesa di Sant’ Agata con un vestito nuovo di fustagno e gli stivali lucidi. Le ragazze da marito, uscendo dalla messa, con i fazzoletti ben annodati e gli occhi bassi se lo sarebbero mangiato per quanto era bello e slanciato, anche perché possedeva ettari di macchia, vigna e pascoli assolati, aveva la mula e due vacche nella stalla e quando portava la grossa croce di legno nella processione del Cristo Morto, stava dritto come un pilastro senza mai piegare le reni. Il prete che amava farsi qualche bicchiere di troppo glielo aveva detto all’ osteria che era fortunato e che poteva ” caparsela ” la moglie : << Beato chi lontano dagli affari, come gli antichi mortali, coltiva con i propri buoi i campi del padre, libero da debiti >>. Antonio come ringraziamento dovette pagare un altro mezzo litro al giocondo e saggio reverendo. Invece Antonio tutte le domeniche stava in piazza solo per Maria, che era alta, magra, con un seno fermo e vigoroso, due occhi grandi e le labbra carnose e rosse. Le altre ragazze di Spelonga sparlavano di lei, un po’ per invidia, un po’ perché era ” chiacchierata ” da quando fu vista sulla ” Serra ” mentre pascolava le pecore sdraiata sull’ erba in compagnia de ” Lu Giaguare “, un nome maledetto come l’ animale che lo porta, che in tutto il paese s’ era lasciato dietro una serie di molestie inopportune ai danni di donne anche sposate.

Maria era sulle spine, da più di due ore aspettava impaziente all’ ombra di un castagno, sapeva che Antonio sarebbe passato di lì per andare fino alle ” Macchie”. I prati erano fioriti, un profumo speciale si sprigionava dai petali aperti e le api ronzando facevano a gara per catturarne il polline all’ interno dei pistilli. Finalmente verso le dieci del mattino sentì gli zoccoli della mula che risalivano la salita delle ” Schiarezze “. Ella si parò innanzi la bestia improvvisamente, tanto che Antonio quasi cadde dal basto, e gli disse fissandolo negli occhi : << Lu sacce che mi vù , che cavule aspitte a vinì ijo casa >> ! Antonio rimase allibito, quel trovarsela innanzi con quegli occhi neri come il carbone e quel detto prepotente, lo fecero rimanere imbambolato e con la bocca aperta e solo dopo qualche secondo riuscì solo a proferire un << vabbè >> !

<< Vi dichiaro marito e moglie >> il prete aveva appena terminato il rito nella penombra della chiesa di sant’ Agata. Il clima era sobrio, nulla a che fare con le grandi cerimonie nuziali organizzate in pompa magna nelle città. La suocera le regalò un fuso, una canocchia ed una scopa, per ricordarle il suo ruolo, poi tutti andarono a mangiare nell’ ” ara ” di Antonio : antipasto misto, fettuccine, timballo, cannelloni, abbacchio arrosto con patate, insalata e pan di spagna fatto in casa, bagnato con rum e alchermes guarnito di crema pasticciera ed al cacao. Antonio si ubriacò e la sera quando andarono a letto le schioccò un bacio con l’ alito avvinazzato. << Fermete >> disse Maria facendo un debole quanto inutile tentativo di divincolarsi. Antonio le coprì la bocca con una mano e intorpidito dai fumi dell’ alcool intensificò l’ approccio e mettendo da parte qualsiasi razionalità, in modo vorticoso e goffo, compì l’ atto sessuale esprimendo le sue sensazioni rumorosamente finendo poi per addormentarsi russando. Traumatizzata, disgustata e presa dallo sgomento, Maria si alzò con cautela dal letto, andò nella ” starella ” con una lanterna, prese un coniglio a caso dal gabbione e lo sgozzò facendo estrema attenzione nel far cadere il sangue in un pentolino, poi salì in cucina, lo scuoiò e lo appese sopra un vecchio caldaio. Mentre Antonio continuava a dormire saporosamente, versò un po’ di sangue di coniglio sul lenzuolo e si rimise, tutta tremolante, sotto le lenzuola. Il giorno dopo le consuocere andarono a casa degli sposi portando qualcosa per colazione e successivamente la madre di Antonio si recò in camera da letto ad ispezionare le lenzuola. Soddisfatta dell’ esito le espose al balcone affinché tutto il paese fosse testimone della purezza di Maria. Anzi , Antonio fu costretto dalla madre a regalare il coniglio alla suocera, meritevole di aver preservato la verginità di Maria. Dopo un po’ di giorni oziosi, Antonio ripresosi da tante emozioni, disse a Maria : << Basta a chiacchierà, le parole nin fanne pulenta >> ! Quindi decise di andare a raccogliere le castagne anche se ancora i ricci erano verdi e non erano schiusi. Partirono entrambi , con la mula, per le ” Martitanze “, di mattino presto quando il sole non aveva ancora asciugato la ” guazza ” , Antonio a cavalcioni sul basto e Maria dietro di traverso reggendosi ai fianchi del marito. Antonio salì con una scala a pioli su un vecchio castagno, si ” crocciò ” ( arrotolò ) le maniche della camicia e con una pesante pertica ” abbacchiò ” i ricci facendoli cadere nel suolo muschioso mentre Maria li raccoglieva e li metteva in una cesta per poi formare una ” riccira ” . All’ improvviso un ramo del grosso castagno, forse incrinato da un impetuoso temporale, si ruppe ed Antonio cadde malamente fracassandosi sopra un grande masso d’ arenaria. << Aiuteme Marì ! Aiuteme Marì ! >> cominciò ad urlare. Maria invece che precipitarsi ad aiutarlo, arrotolò la gonna ed il grembiule e cominciò a camminare sollecita verso il paese singhiozzando ed implorando << Madonna Mi ! Madonna Mi ! >> di quando in quando. Si chiuse in casa e fece finta di essere impegnata in faccende domestiche.

Lo riportarono a casa la sera, disteso sulla scala a pioli, tutto insanguinato e pallido come un cencio lavato. Allora Maria, forse, sentendosi in colpa decise di correre verso la chiesa e pregare per lui la Madonna della Salute. La Madre Celeste ascoltò le sue invocazioni ed Antonio passò il resto dei suoi giorni in un letto, paralizzato, la bocca storta e senza un filo di voce. Solo i suoi occhi erano vivi e brillanti e guardavano sempre Maria che l’ accudiva amorevolmente in modo strano…

In paese si sussurrava che certe notti ” Lu Giaguare ” andava a trovarla in casa , i maschi si voltavano ogni volta che la vedevano passare mentre le donne si facevano la croce. Maria non si curava di tutte queste chiacchiere e di questi influssi superstiziosi e per tutta la vita godette di una pensione d’ invalidità del marito e di una particolare nuova libertà.

Vittorio Camacci

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