STORIE DI MUGNAI E CONTADINI

( Sta bene al mondo chi ha un colletto bianco ed un sasso tondo ! )

La zona di Capodacqua e Tufo era anticamente terra di mulini e di mugnai. Nelle vecchie società agricole preindustriali, la scarsità delle vie di comunicazione e la lentezza dei trasporti rendevano necessaria la presenza anche nei piccoli centri dei mulini. Il mugnaio rurale era un piccolo imprenditore e speculava sul grano e sui cereali che i contadini gli affidavano. L’ostilità tra i mugnai ed i contadini, che portavano il grano a macinare, era grande, in quanto quest’ultimi dovevano essere attenti a non essere privati ingiustamente di una parte di farina. Mio nonno Paolo, che era di Grisciano, mi raccontava spesso una favola, in cui lui stesso si era inserito come protagonista, ambientata nel mulino di Tufo.

Ero appena un ragazzo di 15 anni e d’inverno mia madre mi mandò a macinare una quarta di grano al mulino di Tufo, situato al centro del paese, scendendo verso il fosso. Salendo verso l’antica Salaria mi sorprese una bufera di neve e trovai per terra una cornacchia ferita dal turbine di vento a cui si erano spezzate le ali. La raccolsi pietosamente e la misi nella tasca dell’incerata che portavo per ripararmi. Quando arrivai al mulino, il tempo era tanto brutto, tirava un vento gelido e la bufera aveva ammassato tanta neve. Non potendo tornare a Grisciano chiesi alloggio alla mugnaia che in quel momento era sola in casa. ” Se vuoi puoi sdraiarti su quella paglia ” mi disse, dandomi da mangiare un po’ di pane e formaggio. Lo divorai velocemente tanto ero affamato e stanco e subito dopo mi addormentai vicino al mio cappotto d’incerata. Mentre dormivo sentii un rumore di catenaccio , mi svegliai e vidi un prete, coperto da un mantello nero che entrava nel mulino. La mugnaia lo accolse con cortesia e gli disse : ” mio marito non c’è, quel ragazzo di Grisciano dorme per la stanchezza, amore mio, possiamo far baldoria ! “.  Feci finta di dormire e vidi la donna che metteva in tavola ogni ben di Dio : tagliolini, salcicce, focaccia e vino. Stavano per mettersi a mangiare quando da fuori bussarono alla porta. ” Cielo è mio marito ! ” urlò la mugnaia ed in fretta nascose i tagliolini nel caldaio, il vino sotto il cuscino, le salcicce nel letto, la focaccia sotto il letto ed il prete nell’ armadio. Poi aprì il portone al marito e disse : ” Dio sia lodato, come hai fatto a tornare con questa bufera ? ” . Il mugnaio mi vide sulla paglia e disse : ” Chi è quel ragazzo ? Che vuole ? “. ” Ah ! ” disse la moglie ” è Paulucce , il figlio di Sante di Grisciano, è arrivato durante la bufera e mi ha chiesto ricovero; allora gli ho dato pane e formaggio e gli ho detto di sdraiarsi sulla paglia “. ” Va bene ! ” disse il mugnaio ” ho fame anch’io dammi qualcosa da mangiare ” . La moglie rispose . ” Ho solo del pane e del formaggio “. ” Dammeli pure ” le ordinò il mugnaio e mi invitò a mangiare con lui. Non me lo feci ripetere due volte e mentre stringevo l’incerata il mugnaio mi chiese : ” cos’ hai li dentro ? ” io gli risposi : ” ho una cornacchia che indovina le cose ! ” . ” Puoi farla indovinare per me ? ” disse l’ uomo . ” Perché no ! ” gli risposi : ” ma essa dice solo quattro cose e la quinta la tiene per se “. Il mugnaio impaziente mi disse : ” presto, falla indovinare “. Allora io premetti la testa alla cornacchia che gracchiò. ” Che ha detto ? ” Mi domandò il mugnaio. Gli risposi : ” per prima cosa ha detto che c’è del vino sotto il cuscino “. Sarà roba del Diavolo ! ” esclamò il mugnaio, andò e trovò il vino. ” Continua ” soggiunse. Premetti di nuovo la testa alla cornacchia e dissi : ” ci sono i tagliolini nel caldaio ” ed il mugnaio andò e trovò i tagliolini dicendo che anch’essi erano roba del Diavolo. Poi premetti ancora e feci trovare tutte le altre cose. Il mugnaio mise tutto quel ben di Dio in tavola e cominciammo a mangiarla insieme. In quel momento la moglie cominciò ad aver paura e scappò in camera da letto, prendendo con se tutte le chiavi. Fu allora che il mugnaio, pieno di curiosità, mi espresse il desiderio di voler sapere assolutamente anche la quinta cosa . Ma io gli risposi : ” prima mangiamo tranquillamente le altre quattro, perché la quinta è sgradevole !”. Continuammo a mangiare ma il mugnaio incuriosito mi offri dieci lire per sapere il quinto segreto. Allora premetti la testa alla cornacchia che gracchiò terribilmente. Il mugnaio impaurito e con i capelli irti domandò pronto : ” Oddio ! che ha detto ? ” Gli risposi : ” ha detto che nell’armadio c’è nascosto il Diavolo “. L’ uomo allora urlò terrorizzato : ” Il Diavolo deve uscire dal mio mulino ! “. Spalancò il portone del mulino, si fece dare le chiavi dalla moglie e tremante me le porse, io aprii in fretta l’armadio. Allora il prete corse più in fretta possibile verso il portone, coperto dal mantello. Fu così che il mugnaio in un urlo di liberazione dichiarò a tutto il paese di aver visto il Diavolo tutto nero abbandonare finalmente il suo mulino. Il giorno dopo chiamò il prete, anch’esso ancora pallido ed incredulo,  a benedire la sua magione con ” l’Acqua Santa ” e mentre la moglie in ginocchio baciava le mani al prete per ringraziarlo … mio nonno salutava il mugnaio riprendendo la strada di casa con mezzo sacco di farina sulle spalle e dieci lire nelle tasche.

         vittorio Camacci

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